Roma, 22 aprile 2023 – Un orologio che ticchetta inesorabilmente verso le 16:00 di oggi. È questa la scadenza ultimativa che la Corte Penale Internazionale ha imposto al governo italiano per chiarire uno dei casi più controversi della recente diplomazia italiana: la liberazione del generale libico Almasri, accusato di crimini contro l’umanità.
Il caso, che sta scuotendo le fondamenta delle relazioni internazionali dell’Italia, riguarda Njeem Osama Elmasry Habish, conosciuto come Almasri, un alto ufficiale libico accusato di aver orchestrato torture sistematiche sui migranti nei centri di detenzione in Libia. La sua liberazione, avvenuta in circostanze che molti definiscono “misteriose”, ha sollevato interrogativi inquietanti sulla posizione italiana riguardo alla giustizia internazionale.
“Non possiamo permettere rinvii indefiniti”, ha dichiarato un portavoce della CPI, come riportato da RaiNews. Una frase lapidaria che sottolinea quanto la questione sia considerata prioritaria per la Corte dell’Aia.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Il generale Almasri, arrestato in Italia su mandato della Corte Penale Internazionale, è stato improvvisamente rilasciato per quello che è stato definito “un errore procedurale”. Una giustificazione che appare sempre più fragile mentre crescono le domande: si è trattato davvero di un semplice errore o ci sono considerazioni diplomatiche più profonde in gioco?
La questione Almasri non è solo un caso di cronaca giudiziaria, ma rappresenta un banco di prova decisivo per la politica estera italiana. Da un lato, gli impegni internazionali verso la Corte dell’Aia; dall’altro, i delicati equilibri diplomatici con la Libia, paese cruciale per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo.
Le organizzazioni per i diritti umani non hanno tardato a far sentire la propria voce. “Quando parliamo di Almasri, parliamo di accuse gravissime che riguardano la vita di centinaia di migranti sottoposti a trattamenti disumani”, ha commentato Marco Bertolini di Amnesty International Italia. “La giustizia internazionale non può essere sacrificata sull’altare della convenienza politica.”
La diplomazia italiana si trova ora di fronte a un dilemma: rispondere in modo esaustivo alle richieste della CPI entro la scadenza odierna, o rischiare conseguenze potenzialmente devastanti per la credibilità del paese sulla scena internazionale?
Mentre le lancette dell’orologio continuano il loro inesorabile cammino verso le 16:00, una domanda risuona nei corridoi della Farnesina e nelle aule della Corte Penale Internazionale: la giustizia prevarrà sugli interessi diplomatici, o assisteremo all’ennesimo capitolo di una politica estera che naviga a vista tra principi dichiarati e pragmatismo geopolitico?
Le prossime ore saranno decisive per comprendere non solo il destino di Almasri, ma anche la posizione dell’Italia nel complesso scacchiere delle relazioni internazionali e il suo impegno concreto verso la tutela dei diritti umani.