Avete presente quel bianco accecante delle Cicladi, il blu quasi irreale del Mar Egeo che ci fa sognare ad occhi aperti ogni estate? Immagino di sì. Ora, però, provate a ridipingere quel quadro idilliaco con i colori cupi di un’alluvione improvvisa. Proprio così: martedì scorso, perle come Mykonos e Paros si sono svegliate sotto un cielo plumbeo, con le loro iconiche stradine trasformate in fiumi di fango e detriti. Un brusco ritorno alla realtà, non trovate?
Sembra quasi uno scherzo del destino, ma quelle stesse viuzze dove fino a poche ore prima si passeggiava tra negozietti e taverne sono diventate teatro di un caos inaspettato. L’epicentro di questa furia? Il pittoresco villaggio di Naousa, sull’isola di Paros. Qui, un torrente solitamente placido ha deciso di rompere gli argini, gonfiato da piogge talmente violente che definirle ‘torrenziali’ suona quasi riduttivo.
“È straripato un torrente che ha causato danni enormi a negozi, case e scantinati, trascinando via una quarantina di automobili”,
ha raccontato con palpabile preoccupazione il sindaco di Paros, Costas Bizas. Fermatevi un secondo a pensare allo shock: residenti e forse gli ultimi turisti della stagione che vedono l’acqua marrone invadere tutto, portandosi via macchine come fossero modellini. Un vero incubo che spezza l’incantesimo della vacanza.
Le immagini che rimbalzano sui social e sui notiziari sono impressionanti, quasi surreali. Mostrano la forza bruta dell’acqua che si prende gioco di tutto ciò che incontra. Certo, qualcuno potrebbe filosofeggiare sulla natura che si riprende i suoi spazi, ma per chi ha investito lì la propria vita e i propri risparmi, beh, è semplicemente una tragedia.
E non pensiate sia finita qui. L’onda di maltempo non si è accontentata di Paros. Anche la vicina, mondana Mykonos, simbolo indiscusso della *movida* estiva, ha dovuto fare i conti con strade allagate e scantinati sommersi. I servizi meteorologici locali hanno registrato raffiche di vento fino a 74 km/h. Insomma, una vera e propria tempesta fuori stagione che ha scaricato in poche ore una quantità d’acqua impressionante.
L’allerta meteo, classificata come “pericolosa” dalle autorità, si è poi spostata come un’ombra minacciosa verso est, mettendo in preallarme altre isole dell’Egeo come Chios, Samos e Ikaria. Un effetto domino che tiene l’intera area con il fiato sospeso. La situazione, capite bene, è tutt’altro che leggera.
Come prima, necessaria misura di sicurezza, molte scuole sono state chiuse non solo a Paros e Mykonos, ma anche più a sud-est, a Rodi, Kos, Kalymnos, Symi e Tilos. La priorità, ovviamente, è proteggere le persone. E per fortuna, al momento, non si registrano vittime. Ma i danni? Quelli sì, sembrano essere ingenti, specialmente a Naousa.
Al di là della conta dei danni materiali, però, sorgono spontanee altre domande. Che impatto avranno eventi simili sull’immagine di queste isole, sulla loro capacità di attrarre quel turismo che ne è linfa vitale? Sarà solo un brutto ricordo passeggero o lascerà cicatrici più profonde nel tessuto economico e sociale? Viviamo in un’epoca in cui un’immagine fa il giro del mondo in un istante, no?
E qui, permettetemi una riflessione: siamo di fronte a un episodio isolato, una ‘bomba d’acqua’ autunnale particolarmente cattiva, o c’è sotto qualcosa di più sistemico? Senza voler indossare i panni del climatologo, è difficile ignorare come eventi meteo estremi – dalle ondate di calore soffocanti alle alluvioni lampo – sembrino bussare con sempre maggior frequenza anche alle porte del nostro Mediterraneo. Questa catena di eventi – le inondazioni Grecia, alluvione Paros, maltempo Mykonos, Cicladi messe in ginocchio, l’emergenza meteo Grecia che scatta a Naousa devastata da piogge torrenziali, i pesanti danni maltempo su molte isole greche – solleva interrogativi urgenti sul cambiamento climatico Mediterraneo. Forse dobbiamo abituarci a una nuova, scomoda normalità?
Le isole, poi, sono creature fragili per natura. Il loro equilibrio è delicato, spesso le infrastrutture non sono progettate per resistere a shock così violenti. Gestire un’emergenza, portare soccorsi, ricostruire… tutto diventa esponenzialmente più complesso quando sei circondato dal mare. Forse questi eventi, pur nella loro drammaticità, dovrebbero suonare come un campanello d’allarme, un invito a ripensare il nostro modo di abitare il pianeta e a prepararci meglio alle sfide future.
Mentre le autorità greche lavorano senza sosta per gestire l’emergenza e valutare l’entità dei danni, resta l’amarezza per queste immagini che cozzano così violentemente con l’idea di paradiso terrestre che associamo alle Cicladi. La speranza è che il sole torni presto a splendere, non solo metaforicamente, su queste comunità ferite.