Immagina un suono. Un ronzio cupo che squarcia il silenzio della notte, sempre più insistente, quasi beffardo. Poi, il boato. Per la gente di Kharkiv, questa non è la trama di un film dell’orrore, ma la cronaca spietata di un’altra notte di terrore. Tra venerdì e sabato scorsi, la città ucraina è ripiombata nell’incubo: uno sciame di droni kamikaze Shahed, ordigni di fabbricazione iraniana ma branditi dalla Russia, ha colpito duro, lasciando dietro di sé una scia di morte e macerie.
Il bilancio è di quelli che pesano come un macigno sull’anima: due vite spezzate, altre 25 persone ferite. E la notizia che gela il sangue è che tra loro ci sono cinque bambini. Sì, hai letto bene: cinque piccole esistenze travolte da una violenza che non guarda in faccia a nessuno. Davvero si può restare indifferenti?
Ma cerchiamo di capire cosa sia successo esattamente. Stando alle prime, frammentarie notizie diffuse sui canali Telegram dal capo dell’amministrazione militare regionale, Oleg Sinegubov, e dal sindaco della città, Igor Terehov – ormai trasformati in cronisti involontari di questa tragedia – l’attacco si è abbattuto sul quartiere Shevchenkivskyi. Non una postazione militare, ma un cuore pulsante di vita civile, un’area residenziale. Le esplosioni, multiple e ravvicinate, suggeriscono un raid pianificato non tanto per colpire un obiettivo strategico, quanto per seminare il panico. Un’esplosione nel centro di Kharkiv. Un colpo con droni Shahed
, ha scritto a caldo il sindaco Terehov, seguito da aggiornamenti su altre deflagrazioni.
I soccorritori si sono precipitati sul posto, trovandosi davanti scene che definire drammatiche è quasi riduttivo. Sinegubov ha poi confermato che uno dei droni ha centrato in pieno un’abitazione privata nel distretto di Shevchenkivskyi. È lì che il destino si è accanito: una persona è morta sul colpo, un’altra, gravemente ferita, si è spenta poco dopo. Pensa a cosa significhi: vite cancellate in un soffio, magari mentre si cercava solo riposo nel proprio letto.
E non è finita qui. Come se accanirsi sulle case non fosse abbastanza, la furia distruttrice ha preso di mira anche un ospedale militare, secondo quanto riportato dallo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine e rilanciato da Ukrinform. Colpire un ospedale? Sembra quasi un’assurdità doverlo riportare, eppure è accaduto. Un atto che calpesta ogni convenzione internazionale, ogni residuo barlume di umanità in un conflitto già di per sé devastante. Ci si chiede, francamente, dove possa arrivare la barbarie.
Questi attacchi non sono, purtroppo, una novità per Kharkiv, città martire a un passo dal confine russo, bersaglio fin troppo frequente. Ma ogni nuova sirena, ogni esplosione riapre ferite che faticano a cicatrizzarsi. La realtà della Guerra Ucraina si manifesta così, con la brutalità di un Attacco Droni notturno su Kharkiv, usando gli Shahed forniti alla Russia. L’impatto sull’Ucraina è devastante, con troppe Vittime Civili innocenti. Il presidente Volodymyr Zelensky continua a denunciare questo Conflitto Internazionale, evidenziando possibili Crimini di Guerra.
La reazione del Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, non si è fatta attendere ed è stata, come sempre, ferma e diretta. Senza mezzi termini, ha puntato il dito contro Mosca, accusandola di voler deliberatamente minare ogni sforzo diplomatico. In un messaggio carico di frustrazione, diffuso sabato, ha elencato i numeri da capogiro dell’ultima ondata di violenza: ben 172 droni d’attacco e numerosi missili lanciati sull’Ucraina nella sola notte precedente. Centosettantadue ordigni in una notte! Un numero che lascia senza fiato.
Questi attacchi russi
, ha dichiarato Zelensky con parole che risuonano come un monito, non sono solo contro il nostro popolo, ma contro tutti gli sforzi internazionali, contro la diplomazia con cui cerchiamo di concludere questa guerra. La Russia colpisce le posizioni di tutti coloro che vogliono la pace
. Il messaggio è cristallino: secondo Kyiv, Mosca non cerca il dialogo, ma la distruzione, usando il terrore come arma per piegare la resistenza e, forse, logorare il supporto internazionale.
Cosa fare, allora, di fronte a questa escalation? Zelensky invoca una reazione seria
da parte del mondo, rivolgendosi in particolare agli alleati storici, America ed Europa, tutti coloro nel mondo che hanno puntato sulla diplomazia
. La sua conclusione è amara ma decisa: La Russia deve essere costretta alla pace. Solo la forza funzionerà
. Ha anche evidenziato un punto cruciale: il silenzio assordante di Mosca di fronte all’offerta americana per un cessate il fuoco incondizionato. Un silenzio che, per Zelensky, dice molto
. Avremmo già potuto avere un cessate il fuoco, se fossero state esercitate pressioni reali sulla Russia
, ha aggiunto, non nascondendo una certa delusione per la risposta internazionale, giudicata forse troppo lenta o insufficiente.
E così, mentre le cancellerie cercano (o forse no?) una via d’uscita, a Kharkiv si continua a piangere i morti e a medicare i feriti, aggrappandosi alla speranza che la prossima notte non porti con sé lo stesso, agghiacciante ronzio dal cielo. La domanda rimane lì, sospesa come una spada di Damocle: quando finirà davvero questo incubo?