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Ritratto // Baerbock – quattro visite in Moldova e una posizione ferma contro l’influenza russa

Annalena Baerbock: la rivoluzione verde nella diplomazia tedesca

Nel variegato scacchiere della diplomazia europea, c’è una figura che sta silenziosamente ridisegnando i contorni della politica estera germanica. Annalena Baerbock, prima donna a guidare il Ministero degli Esteri tedesco, rappresenta oggi non solo un primato di genere, ma una vera ventata di cambiamento nell’approccio diplomatico della Germania verso Russia, Ucraina e l’intero continente europeo.

Vi siete mai chiesti come una rappresentante dei Verdi tedeschi sia arrivata a incarnare la rinnovata assertività tedesca sullo scenario internazionale? La risposta si trova in un percorso politico tanto rapido quanto incisivo.

Nata ad Hannover nel dicembre 1980, Baerbock ha infranto il proverbiale soffitto di cristallo l’8 dicembre 2021, quando ha assunto la guida della diplomazia tedesca. Da quel momento, la sua traiettoria politica si è intrecciata indissolubilmente con le crisi che hanno scosso l’Europa, in particolare l’invasione russa dell’Ucraina.

«La diplomazia non significa restare in silenzio, ma parlare chiaro quando i principi democratici sono minacciati», afferma spesso Baerbock, riassumendo in una frase quella che è diventata la firma del suo approccio diplomatico.

Inizialmente prudente sull’invio di armamenti a Kiev, la ministra dei Verdi ha rapidamente ricalibrato la sua posizione, trasformandosi in una delle più ferme sostenitrici dell’Ucraina. Non è un caso che abbia visitato il paese ben nove volte, spingendosi coraggiosamente anche in aree prossime alla linea del fronte.

Ma è forse nella piccola Moldova che possiamo leggere più chiaramente la visione geopolitica di Baerbock. Come un giardiniere che si prende cura delle piante più fragili, la ministra tedesca ha coltivato con particolare attenzione le relazioni con questo paese, visitandolo quattro volte in poco più di ventiquattro mesi.

«La Moldova è un paese in prima linea», ha dichiarato durante la sua ultima visita nell’aprile 2025, quando ha discusso con le autorità locali questioni cruciali come la sicurezza energetica e il percorso d’integrazione europea del paese.

La determinazione di Baerbock non si limita al confronto con la Russia. La diplomazia tedesca, sotto la sua guida, ha mostrato un volto nuovo anche nei rapporti con la Cina. Durante la sua visita a Pechino nell’aprile 2023, ha sorpreso molti osservatori affrontando senza filtri diplomatici questioni sensibili come Taiwan e i diritti umani.

Questa nuova postura tedesca sulla scena internazionale potrebbe presto proiettare Baerbock verso un palcoscenico ancora più prestigioso: l’ONU. Il governo tedesco sta infatti considerando di nominarla candidata alla presidenza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la sessione 2025-2026, un ulteriore potenziale primato per questa politica che sembra destinata a lasciare un’impronta duratura.

L’eredità che Annalena Baerbock sta costruendo rappresenta una metamorfosi della diplomazia tedesca: più diretta, fermamente ancorata ai valori democratici e sempre meno timorosa nel confronto con i regimi autoritari. Come una bussola che non perde mai il nord, la sua politica estera mantiene l’Europa come punto di riferimento costante, mentre naviga tra le complesse correnti geopolitiche contemporanee.

In un’epoca in cui le democrazie europee cercano nuovi equilibri nei rapporti con Russia, Cina e altre potenze globali, la voce di Baerbock emerge con chiarezza, ridefinendo il ruolo della Germania come pilastro di un’Europa più assertiva e coesa. La domanda ora è: fino a dove potrà spingersi questa rivoluzione verde nella diplomazia tedesca? aiuti militari

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