Giustizia per Piazza della Loggia: 30 anni a Toffaloni, ma l’estradizione resta in bilico
Un verdetto storico scuote le fondamenta della giustizia italiana. Il tribunale dei minori di Brescia ha finalmente emesso una sentenza che molti attendevano da quasi mezzo secolo: 30 anni di reclusione per Marco Toffaloni, riconosciuto come uno degli esecutori della strage di Piazza della Loggia del 1974. Un pronunciamento che riapre ferite mai completamente rimarginate nella coscienza collettiva italiana.
La tragedia si consumò quel fatidico 28 maggio 1974, quando la tranquillità di una manifestazione antifascista venne brutalmente interrotta dall’esplosione di un ordigno nascosto in un cestino dei rifiuti. Il bilancio fu devastante: 9 vittime innocenti e 102 feriti in uno degli episodi più drammatici degli anni di piombo.
Dopo una camera di consiglio durata quasi otto ore – il tempo che servirebbe per attraversare l’Italia da Milano a Reggio Calabria – i giudici hanno accolto integralmente la richiesta della pubblico ministero Caty Bressanelli. La peculiarità di questo caso risiede nell’età dell’imputato all’epoca dei fatti: appena diciassettenne e vicino al gruppo eversivo Ordine Nuovo guidato da Carlo Maria Maggi.
“Questa sentenza rappresenta un passo fondamentale verso la verità storica di uno degli episodi più bui del terrorismo in Italia”, ha dichiarato a RaiNews uno dei rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime.
Ma il processo storico rischia di trasformarsi in una vittoria simbolica senza conseguenze concrete. Toffaloni, oggi cittadino svizzero, potrebbe non scontare mai questa pena, poiché le autorità elvetiche hanno già comunicato che non intendono procedere con l’estradizione verso l’Italia. Come può la giustizia italiana affermarsi quando le sue sentenze rimangono inapplicabili oltre confine?
Intanto, presso la Corte d’assise di Brescia, si sta svolgendo parallelamente il procedimento contro Roberto Zorzi, coimputato maggiorenne nel caso della strage di Brescia. La prossima udienza è fissata per il 7 aprile, un ulteriore tassello nel complesso mosaico giudiziario legato a questo tragico evento.
Questa condanna, arrivata dopo quasi 50 anni, solleva interrogativi profondi: quanto vale una sentenza che rischia di rimanere sulla carta? Può la giustizia, seppur tardiva, sanare le profonde lacerazioni inferte alla società italiana? La Piazza della Loggia oggi non è solo un luogo fisico nel cuore di Brescia, ma un simbolo della memoria collettiva che richiede ancora giustizia completa.
Il caso Marco Toffaloni ci ricorda quanto sia fragile l’equilibrio tra la ricerca della verità e i limiti della cooperazione giudiziaria internazionale. Come in un puzzle incompiuto della storia italiana, mancano ancora pezzi fondamentali per completare il quadro di responsabilità di una delle pagine più buie del nostro passato recente.