Ma ci si può davvero fidare del proprio avversario, specie se sul tavolo c’è il destino dell’Ucraina? Sembra una trama intricata, quasi un romanzo di spionaggio, eppure è il cuore delle ultime dichiarazioni di Donald Trump. Direttamente dalla Casa Bianca, lunedì, l’ex (e forse prossimo?) inquilino ha sfoderato una fiducia quasi spiazzante verso il leader del Cremlino, Vladimir Putin, riguardo a un possibile cessate il fuoco. Voglio essere sicuro che porti a termine le cose
, ha detto Trump ai giornalisti. Credo che farà quello che mi ha detto e credo che ora manterrà la sua parte dell’intesa
. Parole che pesano come macigni nel gelido panorama delle relazioni internazionali tra Washington e Mosca, non trovate?
Eppure, conoscendo Trump, sappiamo che c’è sempre un rovescio della medaglia. Questa improvvisa apertura di credito verso Vladimir Putin è forse un azzardo calcolato nella complessa scacchiera della geopolitica? Non pensate che sia diventato improvvisamente ingenuo. La fiducia c’è, sì, ma con il classico bastone pronto all’uso. Nello stesso discorso, infatti, ha messo i puntini sulle ‘i’: se Putin sgarra, le sanzioni economiche contro la Russia sono pronte a intensificarsi. Come? Attraverso la minaccia, già ventilata alla NBC News, di dazi secondari sul petrolio russo.
Non voglio imporre tariffe secondarie sul suo petrolio
, ha specificato Trump, ma credo che lo farei se considerassi che non sta facendo il suo lavoro
. Un messaggio cristallino, insomma: mi fido, ma occhio. È un po’ come camminare su una corda tesa sopra un precipizio economico. Questi dazi, potenzialmente tra il 25% e il 50%, colpirebbero l’intero export di greggio russo, impedendo a chiunque compri da Mosca di fare affari negli USA. Immaginate l’onda d’urto su un’economia già affaticata dalle sanzioni economiche esistenti?
Ma la partita non si gioca solo sul fronte del cessate il fuoco in Ucraina. Trump ha gettato benzina sul fuoco anche riguardo a un accordo USA-Ucraina sull’estrazione di minerali, puntando il dito contro il presidente Volodymyr Zelensky. Secondo l’ex presidente USA, Zelensky starebbe tentando di ritirarsi dall’intesa. Se lo farà, avrà problemi – problemi grossi
, ha dichiarato senza mezzi termini. Una frase che suona quasi come una minaccia, aggiungendo mistero a una vicenda già opaca. Cosa bolle davvero in pentola con questo accordo? E perché mai Zelensky dovrebbe tirarsi indietro proprio ora?
Come se non bastasse, c’è l’eterno nodo della NATO. A quanto pare, Kiev avrebbe posto l’adesione all’Alleanza Atlantica come condizione per procedere (non è chiaro se sull’accordo minerario, sul cessate il fuoco, o su entrambi). Ora dicono: ‘Andiamo avanti solo se entriamo nella NATO o qualcosa del genere’
, ha criticato Trump. Ma questo non è mai stato discusso. La Russia ha detto molto prima di Putin che non avrebbero accettato l’adesione dell’Ucraina alla NATO
. Qui Trump tocca un nervo scoperto, una delle cause profonde, secondo molti analisti di geopolitica, dell’attuale conflitto. È pensabile avviare seri negoziati di pace ignorando questa linea rossa tracciata da Mosca?
Nel frattempo, i canali diplomatici restano aperti, seppur tra mille difficoltà. Ricordiamo che i negoziati di pace e per un possibile armistizio nel Mar Nero sono ripresi il 23 marzo a Riad, con incontri serrati tra delegazioni USA, ucraine e russe. Il Cremlino, dopo un iniziale riserbo, ha messo le sue carte sul tavolo: un armistizio è possibile, ma solo in cambio di un alleggerimento significativo delle sanzioni economiche. Il classico baratto che rende i negoziati di pace una strada tutta in salita.
È affascinante osservare la dualità nell’approccio di Donald Trump. Da un lato si dice molto arrabbiato
per certe affermazioni di Vladimir Putin sulla legittimità di Volodymyr Zelensky, dall’altro sottolinea le sue relazioni molto buone
con il leader russo, aggiungendo che la rabbia svanirà rapidamente se farà ciò che è giusto
. Un’altalena emotiva, o forse una strategia ben precisa nelle complesse relazioni internazionali? Tra fiducia condizionata, minacce economiche (dal petrolio russo ai minerali ucraini), veti incrociati sulla NATO e difficili negoziati di pace, il quadro resta estremamente volatile. Riuscirà la diplomazia a sbrogliare questa matassa o prevarrà ancora la logica dello scontro? Solo il tempo potrà dirlo.